Ronda Caritas S.Paolo

Un poco di storia

La Ronda è un gruppo di volontari che si appoggia alla parrocchia e che, a partire dal Giubileo 2000 , si occupa da allora di fornire assistenza, sia fisica sia morale, ai senza fissa dimora presenti nel centro storico,viali e in varie zone di Bologna, offrendo loro cibi, bevande e supporto .  Da qualche tempo la zona della stazione, privilegiata per questo aspetto, non rientra più nel territorio presidiato dal servizio per le richieste esplicite delle FFSS e del Comune di Bologna che ha indicato zone non di forte socializzazione urbana, per evitare assembramenti , e dal  2020 a maggior ragione.

Il pomeriggio vengono preparati i cibi ( panini avvolti in pellicola  alimentare e dolci , biscotti preconfezionati ) in sacchetti singoli e  bevande in bottigliette, adeguandosi alle norme igieniche e linee guida dettate dal protocollo di sicurezza

L’attività prosegue la sera, quando il gruppo di varie parrocchie si ritrova ed opera la prossimità caritativa in alcuni punti del centro e della periferia e viali di Bologna.

Attività ed orari  ( dal 2020 di Lunedì)

  • ore 17:30 – 19:00    Preparazione, in sicurezza COVID, di alimenti vari in confezioni singole ,
  •         ore 20.30 – 21.30   circa   Ritrovo, carico sulle auto e breve mandato o competenze per la serata ,
  •         Momento di preghiera e partenza per la zona Centro e Viali di circonvallazione ,
  •         ore 23.45 circa      Ritorno dei componenti per la consegna dei materiali e chiusura sede entro le 24.00 ,

Momenti insieme  nel tempo, lontani e vicini, del gruppo quando si faceva anche la Stazione come luogo principale di incontro e prossimità

Servizio in stazione di qualche anno fa

( articolo di un volontario a nome di tutti )

Per quel che mi riguarda, il martedì sera non può definirsi un impegno, piuttosto un’opportunità : Il martedì sera, il mio appuntamento con Dio. Ai margini delle strade più sporche e soprattutto ai margini delle nostre vite, vivono decine e decine di senzatetto, ciascuno con il suo sacco a pelo, ciascuno con il suo fardello, ciascuno con la sua storia. Da noi si aspettano cibo e una bevanda calda, ma più di ogni altra cosa, da noi si aspettano un sorriso e qualche chiacchiera. Quel che puntualmente accade è che qualcosa ci colpisce (un pugno allo stomaco?) nel vederli in quelle condizioni: sono infine proprio loro a regalarci risate grazie a raffiche di barzellette o ad un finto naso rosso, stile Patch Adams, rimediato chissà dove. Sono giovanissimi fuggiti di casa o da qualche comunità di recupero per tossicodipendenti. Sono ex-mariti che hanno perso tutto dopo una causa di divorzio. Sono poco più che adolescenti, extracomunitari con una famiglia lontana da mantenere e una conoscenza pressoché nulla della lingua italiana. Gente allo sbaraglio. Molti uomini, meno donne. Il centro del servizio si svolge in stazione laddove, in inverno, si ha la certezza di una pensilina sulla testa o delle quattro mura di una sala d’attesa. Con cinquanta/cento paste avanzate nella pasticceria Dino a fine giornata, con termos di tè e cioccolata bollente, con qualche panino (purtroppo sempre pochi) artigianalmente farcito da qualche gentile parrocchiana di S. Paolo di Ravone, ci si incammina di binario in binario. E su ogni piattaforma si creano capannelli di gente allegra che banchetta, gente piacevolmente chiassosa. In due parole, rubate ad Hemingway: una “festa mobile”. Certo a volte costa fatica l’instabilità di chi è ubriaco. A volte riconosciamo i segni dell’astinenza ed è complicato gestire gli sbalzi d’umore e le pretese di alcuni. Tuttavia difficilmente si sono create situazioni di tensione e se così è stato, la settimana dopo ci sono sempre stati momenti di riconciliazione. Come capita tra amici. Ma per coloro che in stazione non riescono ad arrivarci, c’è anche il “servizio in camera”… così lo chiamano spiritosamente loro. Viaggiando in due o tre su un’auto attraverso le stradine del centro storico, li scoviamo nei soliti angoli bui, quelli che essi stessi hanno battezzato quali loro letti. Devo dire che ognuno di noi – in stazione o al di fuori – ha il suo “clochard preferito”. E, contrariamente a quanto si possa pensare, non credo affatto sia un male. È fondamentale addomesticarsi a vicenda, come il Piccolo Principe addomestica la Volpe, affinché il rapporto non rimanga solo quello del volontario verso il bisognoso ma si creino piuttosto dei legami forti; e anche loro lo sanno: non siamo lì per un obbligo morale ma li cerchiamo come si cerca un fratello. Ci è capitato di rincasare con un regalo, fosse esso una biro o un sacchetto di giuggiole, ma tutte le settimane torniamo a casa con un bacio e una benedizione; da Cristiani o Musulmani , non importa a nessuno.

1 comment

  1. Ottimo, mi è piaciuta molto e mi ha ricordato i vecchi tempi di quando ero agli inizi e non c’era ancora il Piano Freddo comunale così come è oggigiorno.

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